Vizi refrattivi

VIZI REFRATTIVI

 

Quanto segue è una descrizione puramente informativa ed in nessun modo deve essere considerata uno strumento per l’autodiagnosi. Il linguaggio utilizzato è volutamente il meno tecnico possibile per facilitare la comprensione.

Alcune considerazioni su diagnosi e terapia derivano dall’opinione personale dell’autore.

In presenza dei sintomi descritti è consigliabile sottoporsi a consulto oculistico

 

LE VISITE OCULISTICHE SONO  EROGATE  IL MARTEDI POMERIGGIO IN P.ZA STATUTO 5, PRIMO PIANO A TORINO.

LE ALTRE PRESTAZIONI (VALUTAZIONE ORTOTTICA, SCHEMA DI HESS, CAMPO VISIVO AUTOMATICO, PROTOCOLLI VISIVI DSA) SONO DA CONCORDARE CON LA SEGRETERIA IN BASE ALLE DISPONIBILITA' DELLA COLLEGA ORTOTTISTA.

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I vizi refrattivi sono tre: miopia, ipermetropia e astigmatismo.

Se immaginiamo l’occhio come una macchina fotografica, l’obbiettivo è composto da quel sistema di lenti formato da cornea e cristallino, definite diottro oculare. Il compito del diottro oculare consiste nel far cadere l’immagine proveniente dal mondo esterno sulla retina.

 

Se il fuoco dell’immagine cade davanti alla retina, l’occhio sarà miope e il soggetto vedrà un’immagine tanto più sfocata quanto maggiore è la sua distanza dalla superficie della retina. L’immagine può cadere davanti alla retina nel caso in cui l’occhio sia più lungo di quanto dovrebbe essere, per cui la retina si trova più indietro (miopia assile), oppure per caratteristiche proprie del cristallino come il suo indice di refrazione (miopia d'indice) o la sua curvatura. La possibilità che in certe condizioni patologiche, come la cataratta iniziale, cambi l’indice di refrazione del cristallino spiega perché la miopia può comparire o peggiorare  anche in età adulta. 

 L’occhio con miopia medio/elevata è un occhio da tenere sotto controllo perché è più predisposto a rotture e distacchi di retina.

 Se il fuoco dell’immagine cade dietro la retina, l’occhio sarà ipermetrope e il soggetto per vedere nitidamente dovrà (più o meno inconsapevolmente) compiere un costante sforzo di messa a fuoco, cioè modificare  il raggio di curvatura del cristallino. Se l’ipermetropia non è troppo elevata, i giovani e soprattutto i bambini riescono a compensare la discrepanza: in questo modo portanno anche vedere nitidamente, ma a prezzo di un continuo sforzo accomodativo, che alla lunga può determinare sintomi astenopeici: affaticamento, mal di testa, occhi arrossati, bruciore. L’ipermetropia in certi casi può associarsi a strabismo convergente. Qualora lo strabismo sia dovuto solo al difetto refrattivo, l’opportuna correzione con occhiali può portare al completo raddrizzamento dell’occhio.

L’immagine può cadere dietro la retina nel caso in cui l’occhio sia più corto di quanto dovrebbe essere, per cui la retina si trova più avanti (ipermetropia assile), oppure per caratteristiche proprie del cristallino, come la sua curvatura.

Per la conformazione della sua porzione anteriore l'’occhio ipermetrope può essere predosposto a bruschi incrementi della pressione oculare (attacco di glaucoma acuto). In questi casi un trattamento LASER preventivo mirato a produrre un microforo nell’iride (iridoclasia) mette al riparo da questa eventualità.

Nella maggior parte dei casi l'astigmatismo  è dovuto a una differenza tra i due assi di curvatura della cornea, la lente a forma di vetrino d’orologio posta davanti al cristallino e a diretto contatto con il film lacrimale. Nel soggetto non astigmatico la  forma della superficie corneale può essere paragonata a quella di un pallone da football, mentre nell’astigmatico assomiglia a una palla da rugby, essendo più curva lungo un asse rispetto a quello perpendicolare. Tanto è maggiore questa differenza, tanto più elevato è l’astigmatismo.

Poiché l’astigmatismo riguarda la cornea mentre miopia e ipermetropia riguardano la lunghezza del bulbo o (meno frequentemente) le caratteristiche del cristallino, i due vizi rifrattivi possono riscontrarsi associati (astigmatismi composti).

 Dopo i 40-45 anni è comune anche in chi non ha mai avuto problemi di vista sentire la necessità di portare un paio di occhiali per leggere. Questa condizione, che non è indice di patologia ma espressione di un normale processo di invecchiamento, è definita presbiopia.

In questo cas la prescrizione di un paio di occhiali per vicino è la soluzione necessaria e sufficiente.

La presbiopia evolve fin verso i 60 anni, poi si arresta.

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