Vizi refrattivi

VIZI REFRATTIVI

 

Quanto segue è una descrizione puramente informativa ed in nessun modo deve essere considerata uno strumento per l’autodiagnosi. Il linguaggio utilizzato è volutamente il meno tecnico possibile per facilitare la comprensione.

Alcune considerazioni su diagnosi e terapia derivano dall’opinione personale dell’autore.

In presenza dei sintomi descritti è consigliabile sottoporsi a consulto oculistico.

 

IL DOTT CARLO ALECI RICEVE A TORINO, P.ZA STATUTO 5, PRIMO PIANO.  LE VISITE OCULISTICHE SONO  EROGATE  IL MARTEDI POMERIGGIO. LE ALTRE PRESTAZIONI SONO DA CONCORDARE CON LA SEGRETERIA IN BASE ALLE DISPONIBILITA' DELLA COLLEGA ORTOTTISTA.

PER PRENOTARE UN APPUNTAMENTO SI PREGA DI TELEFONARE  O LASCIARE UN MESSAGGIO AL NUMERO   339 6563965

 

P.IVA  11048370016

CF LCACRL69A20L219Q

 

I vizi refrattivi sono tre: miopia, ipermetropia ed astigmatismo.

Se immaginiamo l’occhio come una macchina fotografica, l’obbiettivo sarà composto da quel sistema di lenti formato da cornea e cristallino, definite nell’insieme diottro oculare. Il compito del diottro oculare consiste nel far cadere l’immagine proveniente dal mondo esterno sulla retina.

 

Se il fuoco dell’immagine cade davanti alla retina, l’occhio sarà miope ed il soggetto vedrà un’immagine tanto più sfocata quanto maggiore è la distanza del fuoco dell’immagine dalla superficie della retina. Il fuoco dell’immagine può cadere davanti alla retina nel caso in cui l’occhio sia più lungo di quanto dovrebbe essere, per cui la retina si trova più indietro, oppure per caratteristiche proprie del cristallino come il suo indice di refrazione o la sua curvatura. La possibilità che in certe condizioni patologiche, come nel caso di cataratta iniziale, cambi l’indice di refrazione del cristallino spiega perché la miopia possa comparire o peggiorare inaspettatamente anche in età adulta. In questo caso però, evidentemente, si tratta del preludio ad una condizione patologica.

 

L’occhio con miopia medio/elevata è un occhio da tenere sotto controllo perché è più predisposto a rotture e distacchi di retina.

 

 

Se il fuoco dell’immagine cade dietro alla retina, l’occhio sarà ipermetrope ed il soggetto per vedere l’immagine nitidamente dovrà (più o meno inconsapevolmente) compiere un costante sforzo di messa a fuoco, modificando  il raggio di curvatura del cristallino. Se l’ipermetropia non è troppo elevata, i soggetti giovani e soprattutto i bambini riescono a correggere la discrepanza: in questo modo riusciranno a vedere nitidamente ma a prezzo di un continuo sforzo accomodativo, che alla lunga può determinare i cosiddetti sintomi astenopeici: mal di testa, occhi arrossati, bruciore. L’ipermetropia in certi casi può associarsi ad uno strabismo convergente. Qualora lo strabismo fosse dovuto solo al difetto refrattivo, l’opportuna correzione con occhiali può portare ad un completo raddrizzamento dell’occhio.

Il fuoco dell’immagine può cadere dietro alla retina nel caso in cui l’occhio sia più corto di quanto dovrebbe essere, per cui la retina si trova più avanti, oppure per caratteristiche proprie del cristallino come la sua curvatura.

L’occhio ipermetrope può avere una conformazione tale da predisporlo a bruschi incrementi della pressione endoculare. In questi casi un trattamento LASER preventivo mirato a produrre un microforo nell’iride mette al riparo da questa eventualità.

 

L’astigmatismo invece è dovuto nella maggior parte dei casi ad una differenza tra i due assi di curvatura della cornea, la lente a forma di vetro d’orologio posta davanti al cristallino ed a diretto contatto con il film lacrimale. Nel soggetto non astigmatico la  forma della superficie corneale può essere paragonata a quella di un pallone da football, mentre nell’astigmatico assomiglia ad una palla da rugby, essendo più curva lungo un asse rispetto a quello perpendicolare. Tanto è maggiore questa differenza, tanto più elevato è l’astigmatismo.

Poiché l’astigmatismo riguarda la cornea mentre miopia ed ipermetropia riguardano la lunghezza del bulbo o (meno frequentemente) le caratteristiche del cristallino), ecco che i due vizi rifrattivi possono essere associati in quelle forme di astigmatismo definite composte.

 

Dopo i 40-45 anni è comune anche in chi non ha mai avuto problemi di vista sentire la necessità di portare un paio di occhiali per leggere. Questa condizione, che non è indice di patologia ma espressione di un normale processo di invecchiamento, è definita presbiopia.

In questo caso, dunque, la prescrizione di un paio di occhiali per vicino è la soluzione necessaria.

La presbiopia evolve fin verso i 60 anni, poi si arresta.

 © 2018 CARLO ALECI MD, Ph.D. All Rights Reserved. Statistiche